Il 27 gennaio è il giorno in cui l’Europa ha dovuto fare i conti con ciò che aveva prodotto e tollerato. La scoperta di Auschwitz non ha solo mostrato l’orrore dello sterminio, ma ha rivelato fino a che punto può spingersi una società quando accetta l’esclusione come regola.
La Shoah riguarda ancora il nostro presente. Non perché la storia si ripeta nelle stesse forme, ma perché i meccanismi che l’hanno resa possibile non appartengono solo al passato. La disumanizzazione, l’abitudine all’odio, la riduzione dell’altro a problema sono processi che possono riemergere se non vengono riconosciuti.
L’Italia non è stata estranea a questa vicenda. Le leggi razziali rappresentano una responsabilità storica che va ricordata senza scorciatoie. Assumere quella pagina di storia significa interrogarsi sul rapporto tra potere, consenso e coscienza civile.
La memoria non si esaurisce nella commemorazione. È una pratica che riguarda il linguaggio pubblico, le scelte educative, il modo in cui le istituzioni si pongono di fronte a ogni forma di discriminazione. È lì che si misura la credibilità dei valori democratici.
In questa giornata rivolgo un pensiero alle vittime della Shoah e affermo un impegno che non può essere episodico. Tenere viva la Memoria significa vigilare, ogni giorno, perché l’umanità non venga di nuovo messa in discussione.
Viterbo, 27 gennaio 2026
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